Design Arte e Culture

Murakami (è) l’Estetica Superflat

 

Pannello dall'opera "500 Arhat", opera lunga decine di metri in cui L'artista racconta di epoche antiche della storia giapponese e degli insegnamenti dei maestri spirituali buddisti. In queste opere pittoriche è chiaro il concetto di espansione come valore estetico e l'insegnamento della saggezza non solo come tradizione nipponica ancora vivo ma come valore universale.
Particolare del pannello “500 Arhat” lunga decine di metri, in cui Murakami racconta di epoche antiche della storia giapponese e degli insegnamenti dei maestri spirituali buddisti. In questa opera pittorica è chiaro il concetto di estensione come valore estetico. L’opera illustra l’insegnamento della saggezza come valore universale.
 Progetto grafico per il film jellyfish eyes di Murakami, 2013
Progetto grafico per il film Jellyfish Eyes di T. Murakami, 2013. I personaggi fantastici si espandono in uno spazio infinito.

Il canone estetico della tridimensionalità ha sempre caratterizzato la produzione pittorica tradizionale giapponese. Le stampe xilografiche giapponesi erano infatti essenzialmente immagini piatte, in cui si poteva avvertire una descrizione spaziale ma senza alcuna profondità prospettica.

L’estetica Superflat  non si basa solo sull’evoluzione dello stile pittorico giapponese; Superflat è un manifesto in cui confluisce l’estetica Otaku basata sui concetti di feticcio e consumismo, che Murakami unisce all’immaginario e allo stile grafico Kawaii caratterizzato da personaggi “carini” e “innocenti”. Questa estetica Superflat caratterizza la nuova cultura pop giapponese e di conseguenza azzera ogni differenziazione tra cultura “alta” e “bassa”, dando un significativo contributo, al nuovo modo di intendere l’arte contemporanea in linea con le teorie proposte da filosofi come Shustermann.

“Estensione” come concetto base nell’arte di Murakami:

Murakami è oggi considerato uno degli artisti contemporanei più influenti e innovativi anche per il suo modo di intendere l’arte. In linea con il suo manifesto estetico si rivolge al consumismo, alla massa, realizzando

Takashi Murakami: Il famoso pattern disegnato per il Brand Louis Vuitton è emblematico dell'estetica superflat, e si "estende percettivamente all'infinito" . Questa espansione , è ben illustrata nel video monogram superflat, che racconta di un viaggio nell'immaginario kawaii.
Takashi Murakami: Il famoso pattern disegnato per il Brand Louis Vuitton è emblematico dell’estetica superflat. Guardandolo si ha la percezione di un’estensione all’infinito”. Questa espansione, è ben illustrata nel video Monogram Superflat, che racconta di un viaggio nell’immaginario kawaii.

progetti per beni di lusso come le borse di Louis Vuitton, fino alla grafica delle scatoline di caramelle che si possono trovare presso qualsiasi rivenditore per strada o al centro commerciale. La sua arte “si estende” e il concetto di estensione riguarda complessivamente sia il suo stile pittorico che le realizzazioni di film e video, fino alla sua filosofia commerciale, di cui è il diretto imprenditore. In questo senso i suoi disegni caratterizzati da pattern e personaggi fantasiosi, sembrano derivare dalla cultura animista nipponica: prendono vita e si espandono viaggiando oltre i confini. Mi sembra che questo concetto sia chiaro soprattutto nel video Superflat Monogram per il marchio Louis Vuitton, in cui una bambina innocente percorre un viaggio mentale solo attraverso la fantasia e la bellezza.

Frame dal Film Jellyfish Eyes di T. Murakami, 2013.
Frame dal Film Jellyfish Eyes di T. Murakami, 2013. In questo frame si coglie il legame con i manga, il videogioco e l’estetica kawaii.

In questo video prodotto dal Brand Kaikai Kiki, dello stesso Murakami, sono presenti tutti gli elementi dell’Estetica Superflat: anche gli elementi riguardanti la tecnologia e l’interattività vengono  sottolineati attraverso  lo stile dell’animazione, in cui si notano alcune dinamiche tipiche del videogioco, legato al mondo dei manga e degli anime a cui l’artista si ispira. In altri lavori come Jellyfish Eyes, Murakami attinge alla computer grafica mettendo in evidenza tutto quello che riguarda non solo il Giappone contemporaneo ma anche il suo legame con l’Occidente che, di rimando, soprattutto attraverso la tecnologia, assorbe sempre più la cultura nipponica. Murakami ci dimostra che oggi l’estetica giapponese si impone sempre di più come modello globale nel sistema dell’arte e della tecnologia, poiché l’arte giapponese è solo apparentemente occidentalizzata: in realtà questo connubio con l’Occidente ha reso la cultura e l’arte giapponese, più globale e contemporanea, ma proprio per questo unicamente giapponese.

Immagini da:  beautifuldecay.com  / imdb.com  /  vanityfair.com  /  deodatoarte.it  /  artinhighheels.wordpress.com

« »